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AMBIENTE E NATURA
A TRICASE
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Il
territorio di Tricase
ha una forma quasi quadrata; nel complesso è
pianeggiante con la presenza di piccole altezze intorno
ai 130 m. sul livello del mare presso la Masseria del
Mito ed altre minori nel rione di Caprarica del Capo,
precisamente sulla collinetta Santuario della Madonna di
Fatima. Per la sua invidiabile posizione geografica,
Tricase è divenuta nel tempo il centro più importante
dell’estremo Salento e, grazie anche alla benefica
vicinanza del mare e al clima mite e temperato, presenta
una temperatura con punte minime di 2,5°C nel pieno
inverno e punte massime di oltre 30°C in estate. |
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Itinerari:
Mare, Paesaggi e Monumenti Naturali di Tricase |
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Tricase Porto
La
costa tricasina si estende a semicerchio
per circa 8 km e comprende le
due località di Tricase Porto e Marina
Serra. La marina di Tricase è una
riviera ideale per una vacanza balneare
solare e serena,
propizia alla vera distensione del corpo
e dello spirito, con la civiltà di una
terra antica, saggia, ospitale e
cortese: il tutto a misura d'uomo.
La costa di Tricase Porto si estende
dalla Torre del Sasso a levante sino al
promontorio del Calino a ponente.Il porto di Tricase, noto sin dal 1400,
è un'insenatura naturale con una
profondità variabile da due a sette
metri. Ultimamente è stato aggiunto un
altro porticciolo per permettere il
ricovero della barche da diporto e per
sviluppare il turismo. Fra i monumenti
religiosi vi è la Chiesetta di
San Nicola, protettore di Tricase Porto,
fra quelli storici la Torre del Sasso,
così denominata perché situata su una grande e maestosa
roccia. Essa è a 116 mt. sul livello
del mare e fu costruita, come tutte le
altre presenti sulla litoranea, per difendere
Tricase e le contrade vicine dagli
attacchi dei Turchi e dei Saraceni nel XVI sec. |
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Marina Serra
Tra Tricase Porto e Marina Serra,
suggestivo tratto di litoranea con ai
lati gli oleandri in fiore, troviamo
l' insenatura naturale del Canale del Rio o Canale "lu Riu",
e alla distanza di appena un miglio
incontriamo il piccolo Tempio del XVI
secolo dedicato all'Assunzione della
Vergine e comunemente chiamato Santa
Maria della Serra.
Da qui si può
subito notare il promontorio del Calino
che domina il paesaggio, dove la
vegetazione è ricca e fiorente. Lungo il
seno formato dal mare che si addentra
nella costa si ammira la Grotta Matrona
(quasi Madre di tutte le altre che
circondano il litorale) accessibile
soltanto dal mare e bella per i riflessi
dei raggi solari nell'acqua che si
colora di tinte azzurre, come nella
grotta di Capri. Sul litorale c'è la
Torre Palane che, illuminata di sera, fa
un bellissimo effetto. A levante della
torre vi è il vano di un'antica grotta
di figura circolare screpolata dal
tempo: la gente la chiama "Acquaviva".
Qui infatti c'è una fonte di acqua
dolce abbondantissima, che nelle ore di
bassa marea da due punti si versa nel
mare. Giunti alla sommità del Calino,
prima di continuare la litoranea Novaglie - Leuca, è quasi d'obbligo una
fermata al rinomato "Belvedere", balcone
naturale che si affaccia sul mare e
permette una visuale panoramica della
costa fino alle marine di Andrano e di
Castro. |
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Canale del Rio (Marina
Serra)
Tra
Tricase Porto e Marina Serra, troviamo l' insenatura
naturale del Canale del Rio o Canale “lu Riu”. Questa
insenatura ha dato adito a leggende popolari, tanto che
la gente del luogo, dando alle forti e profonde
impressioni un’origine meravigliosa, lo chiama del Rio
perché ritiene sia quasi un arto diabolico (secondo
la leggenda, il canale del Rio fu scavato dal diavolo in
una sola notte). Questo specchio d’acqua, di una
bellezza unica, con la scogliera alta e con l’acqua
limpida e chiara, è meta continua di presenze di turisti
italiani e stranieri |
Paiare
Le
paiare sono
una caratteristica del paesaggio rurale
salentino. Esse, simili ai trulli e ai
nuraghi, ma con peculiarità
proprie,
nascono come costruzioni dei contadini
per il loro riposo durante la giornata
di lavoro, come rifugio per le cattive
giornate autunnali e invernali o come
dimora estiva per tutta la famiglia. Le
paiare,
costruite con la tecnica del
"muro a secco",
spesso a forma di tronco di cono, sono
chiuse in alto da un grosso lastrone di
pietra, al quale si accede con una serie
di scalini posti ad una delle pareti
esterne della costruzione. Queste rurali
abitazioni, molto importanti nel
passato, sono oggi quasi completamente
abbandonate. Negli ultimi anni, proprio
perché caratterizzano il nostro
ambiente, sono state valorizzate per la
loro importanza storica e per la loro
bellezza artistica. |
Quercia Vallonea
Sulla
strada che da Tricase conduce a Tricase Porto, si
trova una grande Quercia Vallonea, denominata la
Quercia dei “Cento Cavalieri”. Questo esemplare,
mastodontico e prodigioso, è un vero monumento della
natura; ha più di 700 anni di vita ed è continua
meta di turisti e curiosi. Esso è certamente un
“dolmen vivente” e il più bello e maestoso monumento
arboreo della Puglia; ha una circonferenza del
tronco di 4,25 mt ed una splendida chioma che
copre una superficie di circa 700 mq. |
Quercia Vallonea: Approfondimenti
Nome scientifico:
Quercus ithaburensis Decaisne -
sottospecie macrolepis
Località:
Si trova lungo la strada che da
Tricase conduce a Tricase Porto
Numero
esemplari: La maestosa
quercia è conosciuta come la
“Vallonea dei 100 cavalieri” per
aver offerto, dice la leggenda,
ombra a Federico II e alla sua
corte, alla fine del XII sec.
Altri esemplari si possono
osservare isolati o in piccoli
gruppi nelle campagne di
Tricase, Tricase Porto, Marina
Serra, Marina di Novaglie,
mentre in contrada Finocchiara
nel “boschetto”, si può ammirare
un nucleo di 45 maestosi
esemplari plurisecolari di circa
6/700 anni, costituendo l’unica
formazione monolitica in
territorio italiano.
Misure:
circonferenza della base
7,10 m - Altezza 19 m – diametro
della chioma 30,60 m
Età:
l’esemplare sembra risalire agli
inizi del XII secolo
Condizioni: ottime
Area di
provenienza: quercia
semicaducifoglia, eliofila e
termofila, a diffusione
balcanica (Albania, Grecia e
Turchia) è presente nel sud-est
Italia (Salento) e in Asia
Minore (Palestina), dove
partecipa alla costituzione di
formazioni forestali.
Note:
esclusiva in Italia del
Salento, unica stazione
dell’Europa Occidentale,
spontanea solo nel ristretto
areale di Tricase (Le) con un
clima sub-umido con inverni miti
e con un alto indice
pluviometrico. La ghianda è la
più grande di tutta la famiglia
delle querce con 6-8 cm. di
lunghezza. Le foglie
oblungo-ovate, dotate di 6-8
denti laterali, lunghe 6-12 cm.,
hanno la pagina superiore
glabrescente e quella inferiore
feltrosa.
L’indigenato di questa quercia
per alcuni studiosi rimane
dubbia. Alcuni la ritengono
spontanea, relitto di primigenie
formazioni forestali, altri
pensano che le ghiande siano
state introdotte da comunità
monastiche brasiliane
provenienti dalla Grecia intorno
all’anno 1000, e successivamente
coltivata perché dalla cupula e
dalle galle si ottenevano i
tannini usati per la concia e la
colorazione delle pelli,
attività conciaria fiorente e
Tricase in quei tempi (gli
artigiani erano chiamati “pelacani”),
attività che verso la fine del
1800, con l’avvento dei
concianti sintetici, inizia il
suo declino e di conseguenza la
rarefazione della vallonea che
venne abbattuta per farne
legname.
Nel gergo tricasino è chiamata
“falanida” o “pizzofao”, o anche
lizza-castagna “… poiché le
ghiande grossissime e dolci si
mangiano come le migliori
castagne… ” (G. Stella, 1847).
Data la sua rarità è stata
inserita nel libro rosso delle
piante d’Italia.
da “Alberi
monumentali del Salento” M.
Congedo Ed.
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Abbazia e
colombaia Santa Maria De Amito o del
Mito

Fra le
bellezze storico-artistiche più antiche
di Tricase è giusto ricordare l'Abbazia
di Santa Maria de Amito. Poco si conosce
di quella che fu l'Abbazia de Amito o de
lo Mito o l'Abbazia di San Tommaso del
Mito, comunità di monaci italo-greci e
centro di cultura nonché masseria
totalmente autosufficiente, situata tra
il feudo di Tricase e quello di Andrano.
Tra il secolo VIII e il IX sorsero un
po' dappertutto numerose abbazie,
cenobi, chiese e cappelle rurali fondate
dai Basiliani.
Questa di Tricase dovrebbe essere sorta
proprio in questo periodo, anche se non
siamo certi della sua precisa nascita.
Attualmente, per la verità, l'incuria e
la malvagità dell'uomo hanno distrutto
completamente il tutto ed a testimoniare
la presenza di quello che fu un
importante centro di cultura e di fede
sono rimasti solo dei ruderi e delle
pietre.
Nelle vicinanze dell'Abbazia del Mito,
in aperta campagna, è situata la Torre
Colombaia, detta anche del Mito. Il
feudo dove essa si trova è denominato
Palummaru,
in quanto ha preso il nome per la
presenza di questa torre. Le dimensioni
sono metri 6,65 in altezza e metri 15 di
circonferenza.
A differenza dell'altra colombaia, che
si trova nel feudo di Caprarica del
Capo, la Colombaia del Mito ha
all'interno 6 scale che arrivano in cima
alla stessa e che servivano per
ispezionare tutta la superficie interna
della torre.
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La Chiesa
“Nova” - La quercia vallonea - Il
boschetto delle vallonee

Da Tricase
andando verso la marina di Tricase-Porto
per la vecchia strada si incontra la
Chiesa della
Madonna di Costantinopoli, chiesa
rurale di forma ottagonale, sorta nel
1684 a cura della Famiglia Jacopo
Francesco Arborio Gattinara, Marchese di
San Martino, denominata anche Chiesa
"dei Diavoli" o Chiesa "Nova"; secondo
una leggenda che la vuole costruita dai
diavoli in una sole notte. Questa Chiesa
dista da Tricase mezzo miglio circa, ha
cinque altari ed è attualmente murata e
sconsacrata. Un tempo fu molto
importante per la sua forma e per essere
in aperta campagna.
A poca distanza dalla Chiesa, nel tipico
e suggestivo paesaggio campestre
tricasino incontriamo sulla strada che
da Tricase conduce a Tricase Porto una
grande Quercia Vallonea, denominata la
Quercia dei
"Cento Cavalieri". Quest'esemplare,
mastodontico e prodigioso, è un vero
monumento della natura; ha più di 700
anni di vita ed è continua meta di
turisti e curiosi. Esso è certamente un
"dolmen vivente" e il più bello e
maestoso monumento arboreo della Puglia;
ha una circonferenza del tronco di metri
4,25 ed una splendida chioma che copre
una superficie di circa 700 metri
quadrati.
È giusto ricordare che la prima e la
seconda domenica di ottobre 2000, in
occasione dell'iniziativa nazionale del
WWF (World Wildlife Fund - Fondo
Mondiale per la Natura) dal titolo:
"Festa dei
Grandi alberi", finalizzata a
difendere l'immenso e prezioso
patrimonio naturale costituito da alberi
secolari, i cosiddetti "patriarchi
verdi", il WWF ha deciso un
albero-simbolo per ogni regione d'Italia
e per la Puglia, come portabandiera
delle due giornate, ha scelto la Quercia
Vallonea di Tricase.
Il valore della Vallonea, oggi
esclusivamente ornamentale, era in
passato soprattutto economico, in quanto
essa è stata fonte di guadagno per
numerosi artigiani tricasini: la
cosiddetta arte
del pelacane , cioè l'arte di
conciare le pelli che negli anni passati
era molto fiorente in Tricase e nel
Salento. Più avanti, sempre nella
campagna, vicino alle marine c'è un
boschetto di
Vallonee o Falanide in una zona
di proprietà comunale. Una sessantina di
queste piante occupano un'area di circa
4925 metri quadri, formando un vero e
proprio boschetto comunemente chiamato
Falanida.
Il fondo, ubicato tra le vie
Tricase-Tricase Porto e Tricase-Marina
Serra, è accessibile da una strada di
campagna asfaltata ed abbastanza comoda
che passa adiacente allo stesso
boschetto.
Questi storici e bellissimi esemplari in
via di estinzione sono stati,
ultimamente, inseriti nell'ambito degli
itinerari turistico-culturali finanziati
dalla Comunità Europea e ritenuti
monumenti arborei da conservare e
tutelare.
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